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Compravendita, difetto di qualità e rimedi per il compratore

Con la sentenza n. 4245 del 16 febbraio 2024, la Cassazione ha precisato che, nel caso di compravendita di un bene non conforme a quanto convenuto, il compratore può ottenere la risoluzione del contratto purché il difetto di qualità della cosa venduta non sia di scarsa importanza. Al contrario, qualora i vizi non siano così gravi da rendere il bene inidoneo all’uso pattuito, il compratore può decidere di mantenere in essere il vincolo contrattuale domandando la riduzione del prezzo; rimedio, questo, che ben può trovare applicazione anche nelle ipotesi di compravendita di un bene che non ha le qualità promesse ex art. 1497 del Codice Civile.

Difformità delle opere appaltate e riparto dell’onere probatorio

Nel caso in cui il committente abbia tempestivamente eccepito la difformità dell’opera rispetto al progetto contrattuale e tale eccezione sia stata coltivata per tutto il corso del giudizio (anche in grado di appello), sarà onere dell’appaltatore provare che detta difformità costituisce variante approvata dal direttore dei lavori. È questo il principio di diritto sancito dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 4077 del 14 febbraio 2024.

La mediazione obbligatoria non è condizione di procedibilità delle domande riconvenzionali

Con la sentenza n. 3452 del 7 febbraio 2024, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato che la condizione di procedibilità relativa all’esperimento del tentativo di mediazione – prevista dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010 – riguarda solo l’atto introduttivo del giudizio (e la domanda principale), e non si estende alle domande riconvenzionali proposte nel corso del giudizio, fermo restando che il mediatore, ai fini della soluzione bonaria della lite, dovrà tenere conto di tutte le istanze proposte delle parti, inclusa l’eventuale domanda riconvenzionale di cui sia venuto a conoscenza.

Società a tempo determinato e recesso ad nutum

È lecita la clausola statutaria di una società per azioni a tempo determinato che consente ai soci di recedere dalla società ad nutum con congruo preavviso. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2629 del 29 gennaio 2024, che ha confermato l’applicabilità del recesso senza giusta causa e con preavviso – previsto dal terzo comma dell’art. 2437 del Codice Civile per le sole società a tempo indeterminato – anche alle società a tempo determinato. Ciò a condizione che tale recesso sia espressamente previsto dallo statuto sociale, in conformità a quanto previsto dall’art. 2437, comma 4 del Codice Civile.

Tassazione dei finanziamenti soci enunciati in verbali assembleari

In tema di tassazione di un finanziamento soci concluso in forma verbale ed enunciato in un verbale assembleare di aumento di capitale, la Cassazione, con sentenza n. 1960 del 18 gennaio 2024, ha escluso l’applicabilità dell’imposta di registro in considerazione del fatto che i soci della società avevano imputato tutte le somme di cui al finanziamento alla liberazione dell’aumento di capitale, così esaurendo, detto finanziamento soci, tutti i suoi effetti. Tale conclusione è in linea con il disposto dell’art. 22, comma 2 del D.P.R. 131/1986, secondo cui l’imposta di registro non è dovuta per i contratti verbali qualora gli effetti delle disposizioni enunciate siano già cessati ovvero cessino in virtù dell’atto che contiene l’enunciazione.

Vendita di banche dati tra esecuzione civile e GDPR

Sulla conformità al GDPR della vendita di una banca dati nell’ambito di un procedimento di esecuzione forzata, in assenza del consenso degli interessati, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia P. Pikamae, nelle conclusioni esposte nella causa C-693/22 e pubblicate in data 22 febbraio 2024, ha precisato che le operazioni svolte dall’ufficiale giudiziario (quale titolare del trattamento) ai fini della stima del valore della banca dati oggetto di esecuzione forzata, costituiscono operazioni di trattamento di dati personali ai sensi del GDPR e che tale trattamento è lecito solo se è necessario e proporzionato per salvaguardare, come nel caso di specie, l’esecuzione di un’azione civile.